lunedì 25 maggio 2015

Diario § hobby come lavoro

Mi sa che inizio ad affezionarmi a questo piccolo blog, 10 giorni di astinenza e mi è mancato.
In realtà ho finito di sistemare il mio angolo creativo, un incastro perfetto tra macchine da cucire, stoffe, pannolenci, bottoni, carte, nastri, strass, perle, pietre e finalmente una piantana per illuminare a dovere... poi è arrivata mia madre a curiosare e ha pronunziato la fatidica frase -vuoi questi scampoli?- . In risposta ha ricevuto un'espressione degna di un manga, una selezione di avanzi accumulati in 30 anni e perlopiù tessuti d'arredo, i miei preferiti!
Ieri ho tirato fuori la macchina da cucire e ho già capito sarà la mia rovina. Ore e ore ingobbita a studiare le sequenze logistiche di un quiet book, sorriso a rischio di paralisi ed è arrivata sera senza accorgermene.
Così durante la cena mi confrontavo col mio compagno, un libero professionista in più campi artistici (grafico pubblicitario-musicista-fonico-video maker): cercare di lavorare facendo quello che ti piace è effettivamente positivo?
Entrambi stiamo cercando di trasformare gli hobby in lavoro (lui ha aperto da poco la partita iva e io vorrei concretizzare un laboratorio creativo come artigiana negli anni avvenire), ma ieri ho passato l'intera giornata a fare questo book sensoriale (era il mio 2°, dovrei riuscire a dimezzare i tempi) e appena mi ha vista mi ha chiesto -a quanto lo faresti?- e io -30- , -e quanto ci hai messo?- , e io -tutto il dì- . Mezz'ora a giustificarmi sul fatto che non posso proporlo a più perchè non sono ancora pratica (vedi qui post sui prezzi), però avevo fatto tutto il progetto e i cartamodelli (rigorosamente a mano libera) e in caso di replica li possedevo già, ma effettivamente non è ancora ultimato (li per lì mi venivano altre idee e apportavo modifiche continue). Poi ho concluso dicendo che non so neppure se potrà essere un mio articolo futuro dato che sta subendo un boom eccessivo per i miei gusti e se dovessi ritagliare le sagome senza rifinirle (come fanno in molte) impiegherei meno ma non mi piacerebbe proporlo.
Insomma, mi sono giustificata e pure demoralizzata.
Utopia a parte, è giusto evolvere un hobby in lavoro?

Un colorato abbraccio
Veronica