mercoledì 6 maggio 2015

Diario § Che prezzo dare alle creazioni

Ecco un tema sempreverde e molto sentito dalle creative: quanto chiedo per una creazione?

Prilla e riprilla risulta quasi imbarazzante proporre una prezzo per un manufatto, dubbi emblematici se sia troppo caro, la decisione di abbassarlo e infine sopraggiunge Lui, il Signor Rimorso.
Uomo, sulla settantina, giacca tight, cappello a cilindro, occhiali tondi, baffi bianchi, pipa in bocca, una calcolatrice nella mano destra e un orologio da taschino in quella sinistra.
E' lì, davanti a noi, puntuale come sempre per rammentarci le ore trascorse sulla scrivania o dietro la macchina da cucire. Il vero nocciolo della questione è che NOI ne facciamo un problema e gli trasmettiamo talmente tante energie da trasformarlo ne' IL problema.
A seguito di vari confronti sia reali che virtuali, ho constatato che mancano delle linee guida per indirizzare noi povere anime in pena a una decisione così ardua e quand'è così non resta altro daffare che imporcele noi stesse.
In primis è necessario saper valutare ciò che si crea.

Io ad esempio trascrivo in un quaderno un disegno del progetto e di fianco i materiali adoperati e in seguito il loro costo (quanto li ho pagati ivati). A lavoro ultimato faccio la somma e aggiungo una cifra forfettaria (talvolta irrisoria) per i materiali di consumo tipo filo e colla.
Il ragionamento di base dev'essere quello di poter riassortire i suddetti materiali a prezzo pieno, non importa se li avete presi in offerta o se vi siano stati regalati, poichè non è detto che la volta successiva vi sia l'offerta o tanto meno un regalo.
Una nota aggiuntiva è segnare le ore di lavoro. Il fatto che sia un piacere, un hobby, una necessità per rilassarsi non implica dover omaggiare o sminuire l'operato, bisogna cronometrarsi!
Quanto valgo? Con umiltà e un po' di esperienza non meno di €10 l'ora (ovviamente un artigiano avendo spese fisse avrà un altro listino).
Nel web ho visto tantissime creative non proprio abilissime chiedere prezzi esorbitanti. Ora, non è che a 'sto mondo tutto è arte; una creativa progetta, studia, prova e riprova, fallisce e ricomincia. Riuscire a concepire un manufatto originale implica un percorso tortuoso e non sempre si raggiunge il risultato sperato, ma i tentativi sono parte integrante della gavetta, non possiamo far pagare al cliente i nostri insuccessi o la nostra formazione o la nostra lentezza davanti a un progetto nuovo.
Allo stesso modo vedo con tristezza creative davvero brave chiedere cifre basse per opere che indubbiamente meriterebbero di più. SBAGLIATISSIMO!!! Oltre a sminuire sè stesse si screditano anche le altre creative e al cliente trasmetterai il messaggio "costa poco perchè è scadente".
Ragazze, se non ci aiutiamo tra di noi che navighiamo nella stessa barca..non aspettiamo la Provvidenza, nel 2015 ha ben altro daffare!
Quindi? Raggiunta una certa dimestichezza manuale per quella data tecnica si acquisisce la velocità necessaria, io aziono il cronometro in quel frangente tra il disegno cartaceo e la realizzazione ultimata.

Nel mio piccolo sto cercando di focalizzarmi su due punti ancora da sviluppare:

- partecipare in maniera attiva ai gruppi di creative. Nel web percepisco un nuovo movimento in cui l'unione fa la forza. Molte creative italiane e non fanno parte di gruppi in cui il denominatore comune è la creatività. Oltre ad essere uno strumento utile per conoscere e farsi conoscere (ma solo per gli addetti ai lavori) è una possibilità per confrontarsi;

- sensibilizzare la clientela sul lavoro che cela dietro a un manufatto. Il nostro movente è la passione. Un cliente passa per la bancarella o e-shop e vede un oggetto finito, ben appoggiato sul tavolino o in una bella foto, io invece voglio trasmettere emozioni. Quello che per il cliente è un oggetto per me è molto più: mille cancelloni su un foglio di carta, 100 kcal bruciate in bicicletta per cercare il materiale, mezza diottria perduta per confrontare i vari prezzi su internet, l'entusiasmo di un inizio, le modifiche, la soddisfazione del traguardo, una scrivania nascosta da una montagna di roba da riordinare, 10 fotogrammi da importare sul computer, un testo da scrivere, una confezione da preparare e la paura che non piaccia. Dovrei aggiungere una giornata di sole all'aria aperta e 5 ore di gioco perse con mio figlio, ma in nome della passione me lo tengo per me.

Ultimamente mi sono avvicinata al soutache, è tanto bello quanto impegnativo e in giro ci sono creazioni davvero stupende, ma a prezzi inavvicinabili. Si parla di lavoroni, con ore e ore di cucito, ma quante possibilità ho di vendere una collana in tessuto a €300 ? Un cliente interessato sarà una persona sensibile all'artigianato e disposta a spendere un pochino di più per qualcosa di unico, ma purtroppo non così tanto. So che è il risultato di tempo e sudore, ma onestamente mi avvalerei della citata umiltà o addirittura abbassandogli il prezzo, facendogli cmq notare quale sarebbe il suo valore. Un altro caso analogo potrebbe essere quello dei "saldi stagionali", cioè con CONSAPEVOLEZZA per i più svariati motivi (rinnovo collezione, merce che non riscontra interesse,..) decidiamo di svalutare il nostro operato... Potrei andare avanti per ore, ma decido di concludere qui.
Voi cosa ne pensate?  Esperienze?

Un colorato abbraccio
Veronica